Quando internet si ferma, la radio funziona ancora: come San Marino si prepara alle emergenze

I recenti terremoti in Venezuela hanno messo in ginocchio le comunicazioni in molte zone del Paese. Un caso che ci ricorda quanto sia importante non dipendere da un solo sistema.

L’ARRSM e la Protezione Civile di San Marino lavorano insieme da anni proprio per questo.

San Marino, 28 giugno 2026 – Il 25 giugno scorso, due forti terremoti hanno colpito il Venezuela.

Oltre ai danni agli edifici e alle infrastrutture, in poche ore molte zone del Paese — compresa la capitale Caracas — hanno perso la connessione internet. Le reti telefoniche erano sovraccariche, i ripetitori fuori uso. Comunicare è diventato difficile proprio quando era più necessario.

Non è la prima volta che succede qualcosa del genere.

Al terremoto de L’Aquila nel 2009, ad Amatrice nel 2016, alle alluvioni in Emilia-Romagna nel 2023, una delle prime cose ad andare in crisi sono state le comunicazioni.

E in ognuna di queste emergenze, i radioamatori erano già operativi sul campo.

Perché un solo sistema non basta

Le reti di comunicazione utilizzate oggi dalla Protezione Civile sono strumenti moderni ed efficaci.

Permettono di coordinare i soccorsi, gestire più squadre contemporaneamente, trasmettere dati in tempo reale.

Ma hanno tutte una caratteristica in comune: dipendono da infrastrutture fisse — ripetitori, cavi, server, alimentazione elettrica.

Quando queste infrastrutture vengono danneggiate da una calamità, anche le comunicazioni possono venire meno.

La soluzione non è abbandonare questi sistemi, che hanno enormi punti di forza.

È affiancarli con altri strumenti che possano funzionare anche in condizioni difficili.

Cosa abbiamo costruito a San Marino

Grazie alla collaborazione tra la Protezione Civile e l’Associazione Radioamatori della Repubblica di San Marino (ARRSM.org), nel corso degli anni è stato messo insieme un sistema di comunicazione articolato, in cui convivono tecnologie diverse: ognuna con le proprie caratteristiche, ognuna utile in situazioni specifiche.

Si va dalle reti professionali cifrate usate dalle forze di intervento, ai sistemi digitali per i radioamatori, fino alle comunicazioni radio più semplici e dirette, che non hanno bisogno né di internet né di grandi infrastrutture per funzionare.

A questo insieme si aggiunge ora un ponte radio dedicato alla Protezione Civile, assemblato e mantenuto dai volontari dell’ARRSM.

Non sostituisce nulla di ciò che già esiste: aggiunge un’opzione in più.

Può funzionare con batterie o generatori, non dipende da internet e può essere operativo anche quando altri sistemi non lo sono.

In un’emergenza reale, avere più strade per comunicare significa avere più possibilità di coordinare i soccorsi in modo efficace.

Non sono gli apparati a fare la differenza, sono le persone

Avere la tecnologia giusta non basta se non ci sono persone in grado di usarla.

I volontari dell’ARRSM si esercitano regolarmente, partecipano alle simulazioni organizzate con la Protezione Civile e mantengono gli apparati sempre in ordine e funzionanti.

È questo lavoro quotidiano, spesso invisibile, che rende il sistema affidabile quando serve davvero.

«Il valore dei radioamatori non è soltanto nella radio in sé, ma nella capacità di conoscere strumenti diversi e usarli con flessibilità», afferma Matteo Napolitano, presidente dell’ARRSM.

«In emergenza non vince necessariamente la tecnologia più sofisticata: vince quella che funziona meglio in quel preciso momento, grazie a persone preparate a metterla al servizio della comunità.»

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